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venerdì, Dicembre 2, 2022
ΤributoLe 20 Frasi più Celebri di Alessandro Del Piero

Le 20 Frasi più Celebri di Alessandro Del Piero

È considerato tra i migliori giocatori nella storia del calcio italiano. Capitano della Juventus dal 2001 al 2012. Parte della nazionale dal 1995 al 2008. Ha partecipato a tre campionati del mondo e quattro campionati d’Europa. Ha vinto quasi tutto. Secondo (dietro Silvio Piola – 390), nella classifica dei migliori marcatori italiani di tutti i tempi con 346 gol segnati in carriera. Soprannominato Pinturicchio da Gianni Agnelli.

Nasce a Conegliano, in provincia di Treviso e cresce a Saccon, frazione del vicino comune di San Vendemiano. Nel 1992 venne acquistato dal Padova ed il 15 marzo 1992 (avendo 17 anni) esordisce in Serie B in gara contro il Messina. Il 22 novembre dello stesso anno realizza la sua prima rete da professionista siglando il 5-0 finale ai danni della Ternana. Nell’estate 1993 firma il suo primo contratto da professionista e vienne acquistato dalla Juventus per cinque miliardi di lire. Ecco le sue 20 frasi più celebri:

Calcio…

Sono orgoglioso di essere juventino, di essere una ‘bandiera’, come mi definite spesso, ma in realtà io sono solo una piccola parte di una grande bandiera bianconera, che cresce col passare degli anni e se ognuno di voi guarda con attenzione ci trova scritto anche il proprio nome”.

La maglia numero 10 della Juve deve essere indossata, non ritirata. È bello che tutti i bambini possano sognare di giocare con una maglia che in 113 anni è stata vestita da grandissimi campioni. La Juve c’è stata, c’è e ci sarà a prescindere da Alessandro Del Piero”.

”Spesso giocavo da solo. Serve tanta immaginazione. Ero un campione della Juve, passavo la palla a Cabrini, a Tardelli, a Scirea, duettavo con Platini”.

Ci tengo a sottolineare che il legame per la maglia e per i tifosi per me non è quantificabile. Ho firmato il mio primo contratto con la Juventus in bianco, firmerò anche quello che sarà l’ultimo della mia carriera con questa maglia in bianco”.

‘La Juve è casa mia. Così come lo è Torino, tutt’e due parti di un processo graduale e inesorabile che mi ha portato a sentirmi figlio di entrambe. Il legame con la Juve però è antecedente a quello con la mia città, e sconfina in quel territorio mitico dell’infanzia, di poster e sogni di gloria che cullavo, da bambino perennemente attaccato al pallone qual ero. Con questa squadra ho vinto tutto, assaporando la sensazione di tornare a Torino con la coppa più ambita in mano, e ho perso tutto, magari all’ultimo minuto, all’ultimo rigore, con in bocca l’amaro di aver lavorato, lottato, sudato per un anno intero per niente… Momenti di gioia incredibile, in cui ti senti sul tetto del mondo, ma anche momenti di scoraggiamento, di delusioni bruciate, di incredulità.“

Sono felice che abbiate sorriso, esultato, pianto, cantato, urlato per me e con me. Per me nessun colore avrà tinte più forti del bianco e nero. Avete realizzato il mio sogno”.

Al mio passato a Torino, ogni giorno, penso tanto e poco. Tanto perché 19 anni non si scordano facilmente, poco perché qui l’ambiente ti porta a concentrarti sul presente, sul momento. Rimango un tifoso bianconero, non vedo come potrebbe essere diversamente, ma ormai la Juventus è il passato”.

”La Juve è dentro la sua storia, che è fatta di vittorie e di mentalità vincente: questa è la sua forza. È una squadra che vince perché ha imparato a soffrire quando non vinceva”.

Il talento cresce, migliora, va protetto e non invecchia. Maradona lo avrà per sempre. Se tirasse una punizione, anche a ottant’anni metterà la palla all’incrocio. Siamo noi a invecchiare, il nostro corpo, non la classe. Il talento è pulizia del movimento, è il concetto zen per cui il miglior tiro con l’arco sorprende per primo il tiratore. Il talento è animale, non razionale. Il colpo giusto, quello che manderà la palla in gol, lo senti dentro di te appena l’hai scoccato. Se si potesse fare un fermo immagine di una mia punizione, saprei dire con esattezza dove andrà a finire la palla. È come per il surfista, quando entra nel punto migliore dell’onda. Ce ne sono altri, ma soltanto uno è quello giusto, il punto perfetto”.

‘Il calcio latino è anche il mio calcio”.

… E non solo

Sono fiero di mio padre che si spaccò la schiena come elettricista e di mia madre che avrà lavato per terra in tutte le case di Conegliano. Sono strafelice di avere avuto quell’infanzia, dove i desideri erano in rapporto alle possibilità, mai di più. E quando cominciava a venire il bel tempo, come adesso, si usciva nei prati, si faceva la casetta sull’albero, si rubavano le ciliegie e le pannocchie, c’era sempre il benedetto pallone”.

Essere un modello per tanti bambini è una responsabilità, però di quelle belle. Ne sono fiero, e so di maneggiare un materiale delicato. Perciò provo a mordermi la lingua, qualche volta e mantenere il controllo, lo stress offusca la mente”.

I soldi risolvono un bel po’ di problemi pratici, però conosco un sacco di ricchi tristi, anche nel calcio e non è retorica è la verità. In questo mondo c’è solitudine, a volte depressione. Siamo persone con dei sentimenti, persone anche fragili. Vedo gente che ha doni e li spreca, e si butta via”.

”Sono come la Juve: Non pongo limiti nemmeno a me stesso”.

Gianni Agnelli aveva una grande capacità di giudicare perché era un profondo conoscitore del mondo del calcio e non parlava mai a caso”.

Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente, e Maradona certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto”.

Italia-Germania è la partita è come un derby. Quando chiudi gli occhi e sogni di diventare grande e vestire la maglia azzurra, di cantare l’inno, di segnare un gol ai Mondiali, di alzare la Coppa. L’avversario è sempre la Germania”.

È un allenatore che vuole lavorare molto sul campo, vuole trasmettere unione in campo. Più ha tempo a disposizione con i suoi giocatori e più ci riesce” – su Antonio Conte.

”È un’attitudine, un modo di essere e direi anche di benessere, perché è sinonimo di essere a posto con se stessi di emanare positività. La moda e l’eleganza sono importanti, ma in campo e fuori per avere stile ci vuole anche tanto carattere” – Parlando dello stile

Non mi piace parlarne, mi sembra di dedicare troppa attenzione a chi non la merita. Come si è comportato, il fatto che nessuno qui senta la sua mancanza, tutto indica che tipo di persona sia. Si è comportato così a Milano, a Roma e anche qui a Torino. Uno, due indizi, il terzo è una prova” – su Fabio Capello

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